Riutilizzo delle acque reflue: si può fare di più

Riutilizzo acque reflue

Le acque reflue possono salvare l’ambiente? Da sole, forse, no. Un contributo, tuttavia, possono darlo. A patto, però, di mettere in atto un sistema virtuoso per il loro riutilizzo. Le acque reflue, infatti, con un corretto trattamento, possono essere riutilizzate in molti settori. In questo modo, si previene l’inquinamento, depurando le acque da componenti potenzialmente pericolosi come batteri fecali e sostanze chimiche nocive. Inoltre, si contrasta lo spreco di una risorsa fondamentale. Da questo punto di vista, almeno in Italia, si può fare di più.

Riutilizzo acque reflue: il contesto

Quella della scorsa estate è stata la peggiore siccità degli ultimi 500 anni, come evidenziato dall’Osservatorio europeo sulla siccità. La crisi idrica ci ha aperto gli occhi sulla gravità di una situazione ancora lontana dall’essere risolta, inserita nella più ampia questione dei cambiamenti climatici.
In questo contesto si capisce quanto sia importante, anzi decisivo, preservare il più possibile la risorsa acqua. Una sfida che passa anche dal recupero e dal riuso delle acque reflue. Da destinare, per esempio, a uno dei settori proprio più colpiti dalla siccità, ovvero l’agricoltura. Secondo il focus Il riutilizzo delle acque reflue in Italia¹ di Utilitalia, il potenziale è enorme. Si parla di 9 miliardi di metri cubi all’anno di acque depurate utilizzabili. Tuttavia, questo patrimonio idrico è sottoutilizzato. Infatti solo il 5% (475 milioni di metri cubi) finisce a irrigare campi. L’Italia, insomma, sta facendo troppo poco.

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Cosa s’intende per acque reflue

Parlare di riutilizzo delle acque reflue impone di sapere cosa effettivamente siano le acque reflue. Si tratta delle acque di scarto delle attività umane, industriali o domestiche, la cui composizione chimica è stata intaccata. Al loro interno si possono trovare sostanze chimiche o biologiche potenzialmente dannose per l’ambiente e la salute umana. Per questo motivo, le acque reflue devono essere depurate prima di essere reimmesse nell’ambiente attraverso fiumi o altri corsi d’acqua.
Si avverte fin da qui la delicatezza della materia, disciplinata dal Testo Unico Ambientale, che indica le norme per una corretta depurazione. Il testo fornisce, tra l’altro, una classificazione delle acque reflue a seconda delle attività umane in cui sono state utilizzate.

• Le acque reflue industriali derivano dalle attività commerciali di qualsiasi tipo. In primis dalle industrie legate ai processi produttivi, ma anche da centri commerciali, negozi e uffici.
• Le acque reflue domestiche sono quelle, invece, che arrivano dalle nostre case. Per cui, al loro interno, si trovano sostanze legate alle attività quotidiane come i detersivi, resti di alimenti e scarti biologici del nostro metabolismo.

Vi sono, poi, le acque reflue urbane, composte dalle acque miste che confluiscono nella rete fognaria. Si tratta di una categoria molto eterogenea perché contiene sia le acque meteorologiche, sia i reflui industriali e domestici.

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Cosa sono le acque nere, grigie e bianche

Le acque reflue possono essere ulteriormente classificate in base alle sostanze con cui sono entrate in contatto.

• Le acque nere comprendono sia gli scarichi industriali sia le acque domestiche contaminate da feci provenienti dai water.
• Le acque grigie sono gli scarti domestici che provengono da docce, lavandini, lavatrici e lavastoviglie. Al loro interno contengono prevalentemente residui di oli, cibi, detersivi.
• Le acque bianche, dal canto loro, sono quelle che si trovano in natura o che vengono usate in attività umane allo stato naturale. Come le acque piovane, o quelle provenienti da impianti di raffreddamento che non sono venute a contatto con altre sostanze. Questa tipologia di reflui non rappresenta una minaccia per la salute umana e l’ambiente.

Questa distinzione serve a definire il tipo di trattamento a cui devono essere sottoposte le acque per ottimizzare i processi di depurazione e riutilizzo. La depurazione delle acque reflue consiste poi in una serie di processi di natura chimica, fisica e biologica. Le sostanze indesiderate vengono concentrate in fanghi, che vengono separati dalla componente liquida. Dopo questo processo, l’acqua può essere reimmessa in natura.

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Riutilizzo acque reflue

L’economia circolare e il riutilizzo della acque reflue

Il cambiamento climatico e le sempre più imprevedibili condizioni metereologiche già da anni hanno messo in allarme l’Unione Europea, che nel 2015 ha varato il Green Deal. Si tratta di piano molto articolato che punta a una transizione verso un’economia circolare, in grado di coniugare sostenibilità ambientale, competitività economica e nuovi posti di lavoro.
Tra le varie strategie che sono state individuate per raggiungere questi obiettivi c’è anche il riutilizzo delle acque reflue. Questa pratica è stata individuata come un’ottima soluzione al crescente problema dell’approvvigionamento idrico². L’agricoltura è il settore che “beve” più acqua in assoluto. Come evidenziato dall’ISPRA, gli allevamenti e le coltivazioni assorbono il 60% dell’intera richiesta idrica italiana, mentre il settore energetico e industriale solo il 25%. Il restante 15% viene impiegato per usi civili³. Questi dati ci fanno capire quanto l’agricoltura sia vulnerabile in caso di siccità. Per questo, l’Unione Europea mira a incoraggiare l’utilizzo di acque reflue depurate, quindi sicure, per l’irrigazione dei campi.

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Il futuro sta (ac)qua

Secondo la citata indagine di Utilitalia, nel nostro Paese ogni anno si sprecano 8,5 miliardi di metri cubi di acque reflue depurate che potrebbero essere impiegate nell’agricoltura. Per poter sfruttare questo patrimonio idrico sono necessari degli investimenti nelle infrastrutture. Come siamo messi?
Attualmente in tutto lo Stivale sono in funzione 79 impianti per la produzione di acque di riuso. Di questi, tuttavia, solo 16 sono dotati di una rete che permette la distribuzione e l’utilizzo dell’acqua raffinata per l’irrigazione dei campi. Sono cifre molto basse, denunciano gli esperti. La situazione dovrebbe migliorare, però, nei prossimi cinque anni, con l’entrata in funzione di altri 64 impianti. Inoltre, in Italia ci sono 7.781 impianti di depurazione dotati di un sistema di trattamento avanzato, che si potrebbero potenziare per renderli idonei alla produzione di acqua per il riuso. Se questi progetti dovessero andare in porto, s’incrementerebbe in modo significativo la percentuale di acque reflue utilizzate in agricoltura. 
Noi siamo pronti a far la nostra parte. Mettiamo a disposizione tecnologie ed esperienza per chi vuole cambiare. Tradotto: consulenza, dimensionamento, fornitura e installazione di linee di trattamento/affinamento per poter depurare correttamente l’acqua e consentirne il riutilizzo. Il futuro sta (ac)qua.

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sul trattamento e la depurazione delle acque reflue

NOTE

¹ Per approfondire: Il riuso in Italia, Utilitalia
² Water reuse – Regulation on minimum requirements for water reuse
³ Fonte: Le risorse idriche nel contesto geologico del territorio italiano