L’elettrocoagulazione per il trattamento delle acque reflue industriali

Elettrocoagulazione

È ormai assodato, ma repetita iuvant. L’acqua è una risorsa insostituibile per il nostro pianeta. Fondamentale per l’ecosistema, è importante anche per il comparto industriale. Tuttavia, di acqua ce n’è sempre meno. E, in Italia, si può fare di più per il raggiungimento di un buono stato dei corpi idrici. Il 60% circa dei fiumi e dei laghi nazionali, dati Legambiente¹, non è in buono stato e una delle maggiori criticità riguarda proprio lo stato chimico delle acque. Per troppi anni, infatti, sono stati trattati alla stregua di discariche, dove smaltire, più o meno legalmente, i reflui delle lavorazioni industriali. Per far fronte al problema della contaminazione idrica è necessario avvalersi di sistemi per la raccolta e il trattamento delle acque di scarico industriali. In questo senso, l’elettrocoagulazione si ritaglia un ruolo da protagonista. Scopriamo di più su questo processo e sui principali vantaggi.

Elettrocoagulazione: di cosa si tratta

Per trattare in modo efficace le acque reflue industriali esistono diversi sistemi. Tra questi, l’elettrocoagulazione si distingue per una marcata impronta innovativa. Si tratta di un processo elettrochimico che, grazie all’uso della corrente elettrica, consente di rimuovere i contaminanti sospesi, disciolti o emulsionati in acqua. Il plus di questa tecnologia sta nell’unione dei vantaggi della coagulazione, della flottazione e dell’elettrochimica, oltre che nella capacità di rimuovere molteplici inquinanti. Tra questi:

• ioni di metalli e metalli pesanti;
• complessi organici;
• solidi sospesi;
• fosfati, oli e grassi.

Altra peculiarità dell’elettrocoagulazione è la sua versatilità, che rende questo processo efficace per il trattamento di diverse tipologie di acque contaminate. Merita una menzione il trattamento delle acque reflue oleose: la corrente elettrica previene la rottura delle emulsioni e favorisce la coagulazione delle gocce d’olio, anche piccole, agevolando la loro rimozione. L’esperienza ci porta a dire che l’elettrocoagulazione è una soluzione virtuosa ed efficiente in diversi settori: dal chimico al petrolifero, dall’industria alimentare a quella farmaceutica, dal comparto galvanico a quello conciario-tessile.

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Elettrocoagulazione

Niente additivi chimici

La tecnica dell’elettrocoagulazione è nota da oltre un secolo, ma solo in tempi recenti ha trovato una rilevante applicazione nel trattamento delle acque reflue industriali. Oggi questo processo è largamente utilizzato. D’altronde, i vantaggi sono molteplici. Il principale sta nella sostenibilità e nel rispetto per l’ambiente. Infatti, il processo non richiede additivi chimici e non intacca la qualità dell’acqua dopo il trattamento. Nel dettaglio, utilizza una corrente continua che provoca la scissione o la liberazione di ioni metallici nel liquido. Questi ioni attraggono elettrochimicamente i contaminanti destabilizzati, producendo ossidi e idrossidi insolubili che si separano facilmente dall’acqua limpida. Inoltre, con l’elettrocoagulazione si possono produrre meno fanghi. Questo proprio perché le sostanze coagulanti sono generate direttamente dall’ossidazione elettrolitica di uno specifico materiale anodico. Ciò si traduce in una produzione di fanghi quantitativamente inferiore rispetto ad altre tecnologie.

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I vantaggi dell’elettrocoagulazione

Come noto, l’attenzione all’ambiente ormai non riguarda più solo la qualità degli scarichi idrici, ma coinvolge anche la sfera del risparmio energetico. Importante sempre, decisivo di questi tempi. In tal senso, anche a fronte del caro energia, il ricorso alla corrente elettrica in alternativa ai costosi reagenti chimici consente comunque di ridurre i costi operativi per il trattamento delle acque reflue. 
Tra gli altri vantaggi dell’utilizzo dell’elettrocoagulazione, accanto a un’efficace riduzione della concentrazione di inquinanti, spicca la possibilità di riciclare tutto il refluo. Inoltre, gli ingombri sono piuttosto ridotti. Di norma, infatti, si tratta di unità compatte, con dimensioni compatibili all’installazione anche in spazi contenuti. Le celle VABEC® che abitualmente utilizziamo sono:

• realizzate in polipropilene e PVC;
• semplici e facili da installare;
• leggere e di piccole dimensioni: da un minimo di 450 x 1.190 x 1.300 mm a un massimo di 1.980 x 1.190 x 1.300 mm.

La speciale configurazione consente, inoltre, di regolare il numero di piastre e la distanza tra le piastre, consentendo una gestione fine della potenza e del rapporto di corrente.

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NOTE

¹ Fonte: Legambiente, H20 La chimica che inquina l’acqua