Quali sono i vantaggi del corretto trattamento dei fanghi di depurazione?

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Ogni anno vengono generati più di tre milioni di tonnellate di fanghi di depurazione¹: una vera e propria sfida ambientale che spesso resta nascosta dietro le quinte delle grandi infrastrutture. Ma cosa succederebbe se trasformassimo questo rifiuto in una risorsa preziosa? Il trattamento dei fanghi di depurazione non è solo una spinosa questione tecnica o normativa, ma un’opportunità concreta per coniugare sostenibilità, economia e innovazione. Scopriamo come questo processo (se compiuto correttamente) può ridurre l’impatto ambientale, contenere i costi di gestione e aprire nuove strade al riutilizzo.

Cosa sono i fanghi di depurazione?

Prima di approfondire le tecniche di trattamento dei fanghi è utile ricordare cosa siano questi ultimi e, soprattutto, da cosa siano composti. Si tratta di residui prodotti dai processi di depurazione delle acque reflue, contenenti una miscela di materiale organico, come microrganismi o sostanze chimiche non biodegradabili, e inorganico, come sabbia, argilla o metalli pesanti. Il Decreto legislativo 152/2006 categorizza questi fanghi come rifiuti speciali e, pertanto, li regolamenta secondo norme ben specifiche e stringenti. È vietato, per esempio, lo smaltimento dei fanghi di depurazione attraverso lo scarico diretto nelle acque superficiali dolci o salmastre². Al contrario, è previsto che, quando possibile, i fanghi vengano riutilizzati per varie attività. Non prima, però, di essere sottoposti a un trattamento specifico e adeguato.

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Le tipologie più diffuse di trattamento dei fanghi di depurazione

I metodi principali per il trattamento dei fanghi di depurazione comprendono diverse fasi complementari che hanno il principale obiettivo di rendere i residui più gestibili e sicuri per il riutilizzo o smaltimento. Esistono, infatti, svariati trattamenti, scelti e combinati in base alle specifiche caratteristiche dei fanghi, alle normative vigenti e agli obiettivi finali di gestione. Solitamente, il primo processo avviene mediante ispessimento, tecnica che riduce il contenuto d’acqua nei fanghi, diminuendone il volume. Si può proseguire, poi, in vari modi:

  • con la stabilizzazione, ovvero mediante la digestione anaerobica o aerobica delle sostanze organiche, abbattendo così la carica microbica e migliorando le caratteristiche del fango.
  • Attraverso trattamenti chimici, come la calce o processi di ossidazione avanzata, adottati per stabilizzare e igienizzare i residui.
  • Tramite essiccamento termico dei fanghi e altri trattamenti termici, per ridurre ulteriormente la quantità di acqua, migliorarne la stabilità e l’igiene.
  • Nonché, eliminando altra acqua per disidratazione, spesso mediante l’uso di tecnologie meccaniche come centrifughe e presso coclee.

La centrifuga dei fanghi, infatti, permette di separare la parte liquida da quella solida. Si tratta di un’operazione assai vantaggiosa, sia in termini di diminuzione di volume, che di quantità di rifiuto effettivo finale. Questa tecnica, infatti, favorisce un notevole risparmio economico sulle spese di trasporto e successivo smaltimento, processi che generalmente rappresentano una quota cospicua delle uscite degli impianti di trattamento. Insomma, minore è il volume dei fanghi, minore è il costo di smaltimento e trasporto. 

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Da rifiuto a risorsa: tutti i vantaggi del corretto trattamento dei fanghi

Come abbiamo visto, la riduzione del volume dei fanghi permette alle aziende di risparmiare. Il fattore economico, tuttavia, non è l’unico dei vantaggi apportati dal corretto trattamento dei residui. Questi ultimi, infatti, possono diventare delle risorse preziose per l’ambiente. In che modo? Grazie al trattamento meccanico dei fanghi (per esempio, appunto, la centrifuga) è possibile recuperare l’acqua in eccesso che, potenzialmente, potrebbe essere resa riutilizzabile. La depurazione dei fanghi, inoltre, riduce o elimina i rischi per la salute legati alla presenza di sostanze contaminate. Infine, un trattamento efficiente può portare alla valorizzazione dei fanghi stessi, trasformandoli, per esempio, in sostanze utili per l’agricoltura o la produzione di energia, in ottica di sostenibilità ed economia circolare. Questa trasformazione da rifiuto a risorsa è importante per migliorare la gestione ambientale e ridurre l’impatto complessivo dei processi di depurazione. Per fare ciò, è fondamentale studiare una strategia per la gestione dei fanghi che sia lungimirante.

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NOTE:
¹Rapporto sui Rifiuti Speciali 2025, dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale
²Allegato 5, Testo Unico Ambientale, decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152