Inquinamento falde acquifere: come intervenire

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Non lo vediamo, eppure c’è, ed è sempre più improrogabile: l’inquinamento delle falde acquifere è un’emergenza che sta minacciando le riserve sotterranee non solo d’Italia, ma dell’intero pianeta. Attraverso il rilascio di metalli pesanti, pesticidi, sostanze chimiche industriali e composti organici persistenti, infatti, l’attività umana sta progressivamente compromettendo la qualità e la sicurezza delle riserve di acqua presenti nel sottosuolo. Dietro a questa minaccia silenziosa si nascondono rischi concreti per la salute e l’ambiente, aggravati, per altro, dagli effetti del cambiamento climatico, sempre più intensi. Tutelare e bonificare queste falde è una sfida che richiede un impegno urgente e integrato. Approfondiamo, dunque, quali sono le principali tecniche di decontaminazione delle acque e come prevenire i danni.

Monitoraggio ambientale: il ruolo prezioso delle acque sotterranee

Secondo uno studio del 2024¹, l’Italia si distingue come uno dei Paesi più virtuosi nella gestione dell’acqua potabile, posizionandosi tra i primi venti a livello mondiale per utilizzo sostenibile. Di queste risorse idriche, l’85% proviene proprio da falde sotterranee, la cui qualità è ancora fra le migliori, grazie a un efficiente monitoraggio ambientale. Nonostante la situazione nel nostro Paese sia, dunque, ancora sotto controllo, la percentuale di acque contaminate è in costante aumento, tanto da determinare un rischio ambientale che non deve essere sottovalutato.

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Le cause dell’inquinamento delle falde acquifere

Ma come avviene, di preciso, la contaminazione delle riserve del sottosuolo? L’alterazione della composizione chimica delle acque di falda può avvenire in diverse modalità:

  • per contaminazione involontaria, se l’immissione di agenti inquinanti è dovuta a incidenti stradali, esplosioni, incendi o migrazioni (via aerea) non intenzionali di particelle da un luogo inquinato a un altro;
  • a causa di perdite di serbatoi interrati, magari protratte nel tempo, o di uno stoccaggio non adeguato di materiale contaminante;
  • nel peggiore dei casi, l’immissione può avvenire in modo doloso a seguito di operazioni non a norma oppure dello scarico intenzionale o negligente di sostanze nocive di rifiuto nel terreno.

Quest’ultimo scenario ha provocato e continua a provocare alcuni dei più gravi episodi di inquinamento delle falde acquifere, causando intossicazioni e ingenti danni ambientali. 

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Il risanamento dei siti contaminati inizia con una minuziosa analisi

Non appena si rileva una zona potenzialmente inquinata, la prima procedura che viene attivata è la caratterizzazione del sito. Questa fase prevede un’analisi ambientale di quest’ultimo, con l’obiettivo di identificare eventuali fonti di contaminazione. Attraverso queste analisi preliminari, si definisce un quadro più chiaro delle sostanze inquinanti coinvolte, per rilevare con più certezza l’estensione della contaminazione stessa, nonché i bersagli a rischio (nell’immediato, o in futuro). Una corretta caratterizzazione è dunque essenziale per programmare la bonifica più efficace e sostenibile, riducendo i costi e, soprattutto, i rischi associati all’intervento.

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In situ o ex situ? Scopriamo le tecniche d’intervento più efficaci

Il processo di bonifica delle falde è un intervento complesso e rigidamente normato, motivo per cui deve essere realizzato esclusivamente da professionisti abilitati. Esistono diverse modalità d’intervento, dipendentemente dall’entità dell’emergenza, dalla tipologia del contaminante, nonché dal sito contaminato e dalla sua profondità. A seconda di tali fattori, le bonifiche possono essere realizzate in situ o ex situ.

Interventi di bonifica in situ

Le attività di decontaminazione cosiddette “in situ” sono fra le più utilizzate e consistono nel trattare la contaminazione direttamente in sito senza l’asportazione delle matrici interessate. Fanno parte di questa categoria, per esempio:

  • l’Air Sparging,
  • il barrieramento idraulico (barriere reattive),
  • e l’ossidazione chimica avanzata.

Prediligere interventi di questo tipo significa, inoltre, preservare il luogo soggetto a decontaminazione, attraverso soluzioni più naturali.

Interventi di bonifica ex situ

Contrariamente, nel caso in cui l’inquinamento risultasse più esteso, profondo e la decontaminazione urgente, è necessario procedere con l’estrazione (di acque e terreno) e il successivo trattamento. Processi di questo tipo permettono di liberare le falde da metalli, solventi e idrocarburi che possono scorrere nel sottosuolo anche per chilometri prima di essere rilevati, provocando danni che possono rimanere latenti per lunghi periodi ed espandersi rapidamente. Una soluzione ex situ molto usata è il cosiddetto approccio “pump and treat”. L’acqua contaminata viene estratta e trattata attraverso filtrazione, o con l’utilizzo di reagenti chimici. Una volta risanata, l’acqua verrà reimmessa in falda. Tali soluzioni producono risultati di elevato livello qualitativo, con tempistiche più brevi e la possibilità di utilizzo di tecnologie realizzate su misura, come nel caso dell’approccio Pragma Chimica.

In azione, per un futuro migliore

Bonificare un sito contaminato significa ri-trasformarlo in uno spazio sicuro, sia per l’ambiente stesso, sia per gli organismi che lo abitano. La decontaminazione delle falde acquifere, dunque, non è solo una “semplice” azione di sanificazione, bensì un processo tecnico e strutturato che mira a mantenere sotto controllo la più preziosa riserva d’acqua a cui abbiamo accesso. Infine, investire in opere di rigenerazione permette di recuperare spazi strategici per usi urbani e produttivi, creando valore economico e sociale e favorendo un futuro più sostenibile. 

NOTE:
¹ TEHA Group, Libro Bianco Valore Acqua per l’Italia, 2024